Il confine tra leadership e delirio di onnipotenza è sottile, e Donald Trump lo ha appena travalicato. Le recenti esternazioni contro Papa Leone XIV — definito “debole” e “terribile per la politica estera” solo per aver osato richiamare alla pace nel conflitto iraniano — non sono solo gaffe diplomatiche. Sono l’ennesima prova di una deriva statalista che vuole assorbire ogni spazio di dissenso, persino quello della coscienza.
Noi siamo i primi a scendere in barricata quando la Chiesa tenta di imporre dogmi religiosi nelle leggi dello Stato. La separazione tra Trono e Altare è il pilastro della civiltà occidentale. Ma c’è un rovescio della medaglia che molti “finti liberali” dimenticano: lo Stato non ha il diritto di bullizzare le autorità morali per piegarle alla ragion di stato.
Trump pretende un Papa “MAGA”, un cappellano di corte che benedica i bombardamenti e resti in silenzio davanti alla distruzione di intere civiltà. Questa non è politica, è pretesa di controllo totale. È l’essenza stessa dell’anti-liberalismo.
Se un cittadino, un filosofo o un leader religioso esprime un’opinione sulla guerra, sta esercitando il diritto fondamentale alla parola. Tentare di delegittimarlo dicendo “faccia il Papa e non il politico” è una tecnica da regime. Chi decide dove finisce la morale e dove inizia la politica? Se lo decide il Presidente, allora non siamo più in una democrazia liberale, ma in una teocrazia rovesciata dove il “Dio” è lo Stato (o chi lo guida).
Ma il senso comune liberale ci dice che un potere politico senza contrappesi morali è destinato a diventare tirannia. Non dobbiamo essere cattolici per difendere il diritto del Pontefice di parlare, dobbiamo essere uomini liberi.
Un leader che si sente minacciato da un messaggio di pace è un leader che sta perdendo la bussola della realtà. La libertà economica e individuale che difendiamo non può esistere in un mondo dove il potere politico pretende il monopolio della verità etica.
Donald Trump farebbe bene a ricordare che l’America è nata per sfuggire ai sovrani che volevano controllare le coscienze. Attaccare la Chiesa perché non si arruola nelle sue file non è un atto di forza, è un segno di estrema fragilità intellettuale. La libertà è tale solo se permette anche le voci che non vogliamo sentire. Soprattutto quelle.
Christian Filoscia | E-liberal