
Ho assistito io stesso, su invito di amici, allo spettacolo “Il Romanzo della Bibbia” di Aldo Cazzullo e Modi Ovidio, messo in scena presso l’anfiteatro del Parco di Pesaro, al Parco Miralfiore. In quanto capitale italiana della cultura per il 2024, Pesaro sta ospitando una miriade di eventi culturali, tra cui anche questo spettacolo. Tuttavia, devo ammettere che l’esperienza è stata deludente, soprattutto per quanto riguarda l’interpretazione dei testi biblici.
Uno degli aspetti più problematici dello spettacolo è stata l’affermazione di Cazzullo secondo cui, prima del Diluvio Universale, uomini e animali erano tutti vegetariani. Questa interpretazione non trova riscontro nel testo biblico. La Bibbia non menziona esplicitamente una dieta esclusivamente vegetariana per gli esseri umani prima del Diluvio, né per gli animali. Si tratta di una libera interpretazione che appare più una forzatura narrativa che una fedele trasposizione dei testi sacri.

Questa scelta interpretativa sembra servire più a sostenere le convinzioni personali di Modi Ovidio, noto vegetariano, che a fornire una lettura accurata delle Scritture. È evidente che Ovidio ha voluto trasmettere il proprio messaggio sfruttando il prestigio del testo biblico, romanzandolo a suo piacimento. Questo è un esempio di come lo spettacolo tradisca il proprio titolo, trasformandosi da “Romanzo della Bibbia” in un’opera di pura fantasia che pesca poco dal vero contenuto biblico.
Inoltre, l’idea di romanzare la Bibbia in questo modo solleva interrogativi sul rispetto per il testo sacro e per la fede di milioni di persone. Se da un lato è legittimo reinterpretare i miti e le leggende per adattarli a nuove sensibilità, dall’altro è importante mantenere un equilibrio e una fedeltà alla fonte originale, cosa che in questo caso sembra mancare.
Manu Mechelli – Presidente di E-Liberal
