Non si definisce liberale, ma libera di dire quello che sente. Quello che ritiene importante. Alessandra Mussolini, eurodeputata e vicecapo delegazione di Forza Italia a Bruxelles, parla soprattutto di diritti che, secondo lei, vanno consolidati. Ma sempre all’interno del contesto comunitario perché, come ha detto a E-Liberal, “senza Europa non si va da nessuna parte”. Nei giorni scorsi l’abbiamo raggiunta per un’intervista, durante la quale abbiamo parlato di diritti, libertà, Europa e Forza Italia.
Nei suoi interventi lei fa sempre riferimento ai concetti di libertà e di diritti individuali. Si definisce liberale?
Io mi sento libera, libera di dire quello che è importante. Soprattutto in Europa, dal momento che sono eurodeputata. L’Ue è sempre stata uno sprone per i vari Stati membri che hanno diversi livelli di diritti e di libertà, però i diritti devono essere consolidati. Quello che si può fare è quindi inserire all’interno dell’agenda politica europea le tematiche di categorie più fragili come per esempio i minori.
Lei che è eurodeputata, come vede il futuro dell’Europa? Più un modello dell’Europa sovrana delle nazioni oppure un processo di maggiore integrazione politica e sociale stile Stati Uniti d’Europa?
Sono convinta che più l’Europa è unita, meglio è per noi. Perché senza Europa non si va da nessuna parte. Guardiamo per esempio l’Inghilterra, che è un paese distrutto dopo essere uscito dall’Ue: l’inflazione è alle stelle, molte persone sono diventate povere, vicino ai supermarket ci sono file lunghissime di gente che chiede l’elemosina, i locali sono vuoti, il costo della vita è aumentato. Un vero disastro. Quindi più Europa c’è, meglio è. Soprattutto adesso che l’Ue è un volano per l’economia: ci sono un sacco di fondi e li dobbiamo prendere. È per questo che ai giovani consiglio sempre di frequentare i corsi di europrogettazione.
Nei giorni scorsi lei ha presentato una proposta di emendamento al Parlamento Europeo per la registrazione dei figli negli stati membri dell’Ue indipendentemente da come siano stati concepiti e dal tipo di famiglia…
Nella mia proposta si parla di bambini già nati, che non devono essere discriminati tra di loro. Il diritto individuale e universale non deriva dalle famiglie di origine, ma dal semplice fatto di essere nati.
E pensa che su questo l’Italia è indietro?
Dichiamo che il ruolo dell’Europa è quello di spronare gli stati membri per raggiungere sempre maggiori traguardi. Poi chiaramente a decidere sono l’elettorato e i vari governi, ma quello che dobbiamo fare a Bruxelles è cercare sempre di alzare l’asticella.
Passiamo invece a Forza Italia. Pensa ci saranno cambiamenti importanti all’interno del partito dopo la morte del Presidente Berlusconi?
Molti dicono: “Ma come, non eravate preparati alla morte di Berlusconi?”. No, perché non si è mai preparati a una perdita così enorme. Non ce n’è un altro di Berlusconi, è insostituibile. La sua leggerezza, il suo humor, il fatto anche di fare quelle scene in televisione… lui entrava nel cuore degli italiani. Diceva delle frasi che erano limpide e semplici come “l’Italia è il Paese che amo”. Con poche parole ha detto tutto. Può essere banale? Niente affatto: racchiude la sua semplicità e la sua capacità di essere diretto.
Però finora all’interno di Forza Italia hanno convissuto correnti politiche diverse tra loro, da quelle più liberali a quelle più conservatrici, proprio grazie al carisma di Berlusconi. Continuerà ad essere così anche dopo la sua morte?
Mi auguro di sì. In questo momento all’interno del partito c’è serenità, non ci sono conflitti nonostante il forte scossone che c’è stato. Siamo aumentati anche nelle percentuali e dobbiamo mantenere questo trend. Anche perché chi vuole votare a destra, oggi vota Fratelli d’Italia. Chi vuole invece un atteggiamento moderato vota invece Forza Italia: noi siamo l’asse del centrodestra e soprattutto siamo nel grande Partito Popolare Europeo che è il primo partito che decide nell’Ue.
Poche settimane fa qui nel Lazio c’è stata una grande polemica dopo la decisione della Regione Lazio di revocare il patrocinio al Roma Pride. Lei condivide questa scelta?
Secondo me c’è stato un misunderstanding: o non si sono capiti bene, o si sono capiti troppo. All’inizio il Presidente Francesco Rocca aveva concesso il patrocinio. Poi si è andati oltre e la vicenda è diventata un fatto politico. Non doveva diventarlo, doveva essere semplicemente un patrocinio. Io sono favorevolissima al patrocinio perché la cosa più importante in uno stato civile è avere l’opportunità di manifestare il proprio pensiero. E poi posso dire una cosa? Basta con questo atteggiamento morboso verso la tematica della sessualità. Alleggeriamola. Ognuno fa come cavolo gli pare, punto.
Edoardo Venditti