In occasione della presentazione del libro di Giuseppe Cruciani “Coppie. Storie di desiderio e trasgressione” (edito da La Nave di Teseo e pubblicato di recente) ho avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con l’autore. Personaggio pubblico prima che giornalista e conduttore radiofonico. Opinionista e, come si definisce lui, liberale e libertino.
Nel libro non si esalta la distruzione del matrimonio, né tanto meno della famiglia. Si tratta piuttosto di un manifesto alla libertà di scelta. Sì, la libertà di scelta che è propria di noi liberali in qualsiasi ambito, sia economico che privato. La libertà di scegliere di vivere l’amore slegato dal sesso, distinguendo così i due concetti fino ad ora legati. Non apre una nuova strada, ma semplicemente, grazie anche alle varie storie raccontate, mette in luce la realtà del quotidiano. Lo stesso autore scrive infatti: “Per quanto la coppia contemporanea sia qualcosa di decisamente diverso rispetto a quello che la politica e i media tradizionali vogliono presentarci…” che evidenzia appunto una società mutata con nuove strutture e legami che il legislatore non ha compreso e non ne ha ancora preso atto. Sia a destra che a sinistra. Perché, parliamoci chiaro, la politica è quella dei fatti, non delle parole.

Come ha ben sottolineato Cruciani, se un sindaco trascrive un atto di nascita, a mio avviso giustamente perché non si possono fare discriminazioni, deve necessariamente anche dichiarare di essere favorevole alla gestazione per altri. Un tema ancora tabù in un Italia ancora troppo legata ad un lontano pensiero comunista, dove lo sfruttamento è presente in ogni dove, e al pensiero cattolico, dimenticandosi di centinaia di coppie che non possono avere figli e che per forza non devono essere obbligati ad adottarne uno, vista anche una legislatura sull’adozione orribile che meriterebbe un nuovo ritocco con la possibilità anche per i single di adottare.
A mio avviso, non è un testo che si presta ad essere giudicato come scabroso, ma una richiesta di accettazione di queste scelte sia da parte del partner che da parte della società. Quest’ultima ancora impregnata da una cultura che, come scrive l’autore, ha criminalizzato il sesso, con il contributo pesante della religiosità cattolica del nostro Paese, convincendoci che fare sesso con altri significhi in sostanza smettere di voler bene al proprio compagno/a.
In conclusione, credo sia opportuno anche in questo caso alzare lo sguardo rivolgendolo verso la società, evitando la fobia del sesso ma soprattutto garantendo la libertà di scelta a tutti, che non significa far accettare a tutti le scelte di alcuni, ma neanche impedire alle persone di vivere le loro relazioni nel modo che ritengono più opportuno. Sempre nel rispetto e nella condivisione.
In fin dei conti, voler bene e l’amare una persona sono concetti più elevati di una scopata. Buona libertà a tutti.
Manuel Mechelli