Jürgen Habermas ci ha lasciati. Non era un “nostro” pensatore, ma ci ha dato l’arma più potente per difendere l’individuo: la parola.
Di ieri la notizia: a 96 anni si è spento Jürgen Habermas. Per molti era l’ultimo erede del marxismo critico. Per noi, oggi, la sua eredità è un’altra. È un monito liberale contro l’invadenza dello Stato.
Ecco perché ogni spirito libero dovrebbe ringraziarlo.
Habermas ha diviso il mondo in due. Da una parte il “Sistema”: la burocrazia dello Stato e la macchina del potere. Dall’altra il “Mondo della Vita”: noi, le nostre famiglie, le nostre imprese, le nostre chiacchiere al bar.
Il suo allarme è stato profetico. Lo Stato moderno non si accontenta più di far rispettare le regole. Vuole gestire tutto. Habermas la chiamava “colonizzazione”. È il momento in cui la burocrazia entra in casa nostra. Quando lo Stato smette di servirci e inizia a trattarci come “pratiche da sbrigare” o “clienti da assistere”.
Per un liberale, questa è la descrizione scientifica del Leviatano che divora la società civile.
La lezione più preziosa riguarda il linguaggio. Habermas credeva nel dialogo. Lo Stato comanda. Il cittadino, invece, argomenta. La libertà non è solo fare ciò che si vuole. È poter “dire” usando la ragione. Per Habermas, la democrazia non è contare le teste, ma far valere l’argomento migliore.
Se lo Stato ci toglie il diritto di discutere razionalmente le sue scelte, smette di essere democratico. Diventa una macchina tecnica, fredda e oppressiva.
E poi c’è la sfida dell’identità. In un mondo che torna a chiudersi nei nazionalismi e nei sogni di “sangue e terra”, Habermas ha proposto il Patriottismo Costituzionale.
Il messaggio è chiaro e profondamente liberale: non dobbiamo sentirci fratelli perché parliamo la stessa lingua o abbiamo lo stesso DNA. Dobbiamo sentirci uniti perché condividiamo le stesse regole di libertà. I diritti umani e la Costituzione sono l’unica patria possibile per un uomo libero. Tutto il resto è tribù.
Habermas diceva che l’Illuminismo è un “progetto incompiuto”. Aveva ragione. La battaglia per un individuo che non sia schiacciato dalla burocrazia è ancora tutta da giocare. Oggi perdiamo un filosofo difficile, a tratti ostico, ma perdiamo soprattutto un alleato della ragione contro il potere cieco.
Manu Mechelli | E-Liberal