
Il 7 ottobre 2023 resterà impresso come un giorno in cui il velo della normalità fu squarciato dall’orrore. In quell’alba, Hamas diede avvio a una serie di attacchi che presero per sorpresa cittadini israeliani — razzi, incursioni via terra, penetrazioni nei villaggi, assalti a un festival musicale — con un bilancio drammatico: più di 1.200 morti e circa 250 ostaggi, di cui molte donne, anziani e bambini.
Quella ferita non è solo israeliana: scuote chiunque creda nella dignità umana, nella vita come valore inviolabile. Fare memoria non è un atto passivo, è un avvertimento: il terrorismo non si combatte con il silenzio o con l’indifferenza. Essere neutrali di fronte a simili atrocità significa — volenti o nolenti — concedere un vantaggio al male.
Perché è imperativo schierarsi contro il terrorismo
- Difendere l’umanità universale
Quando un’organizzazione sceglie deliberatamente di colpire civili, di prendere ostaggi, di seminare terrore, abbandona la pretesa di legittimità politica. Non è lotta, non è guerra: è crimine contro l’umanità. Amnesty ha documentato che degli ostaggi presi quel giorno, la gran parte erano civili: 124 uomini, 64 donne e 36 minorenni. - Evitare la normalizzazione del terrore
Il primo pericolo è la lentezza della memoria collettiva: dimentichiamo, banalizziamo, ci abituamo a nuove tragedie. Ma l’impatto del 7 ottobre è stato enorme anche statisticamente: secondo analisi del CSIS, fu uno degli attacchi terroristici più letali per persona in assoluto dal 1970. Consentire al terrorismo di infiltrarsi nel discorso pubblico — come se fosse “una fazione tra le altre” — è già una vittoria del terrore. - Rivelare chi porta la guerra dentro i civili
Hamas controlla la Striscia di Gaza, ma non è un semplice governo locale: è un’organizzazione militare con obiettivi dichiarati di distruzione dello Stato di Israele. Le sue tattiche documentate — uso di scudi umani, attacchi contro obiettivi civili, occultamento di infrastrutture militari in quartieri popolati — mostrano chiaramente che la distinzione tra combattente e civile viene deliberatamente annullata. Una comunità che tollera ciò perde la capacità di distinguere il bene dal male. - Il prezzo della complicità tacita
Restare silenti oggi davanti al terrorismo significa permettere che si moltiplichino reclutamenti, radicalizzazioni e proiezioni ideologiche che travalicano confini. Il conflitto Israele-Hamas ha già avuto ripercussioni globali: gruppi estremisti in Occidente hanno cercato di capitalizzare l’evento per ispirare nuove violenze. Tacere significa abdicare alla responsabilità morale che ogni individuo libero dovrebbe sentire verso il dolore altrui.